Dal 2026 il test di commercialità previsto dall’art. 79 del Codice del Terzo Settore entra pienamente a regime e diventa uno degli elementi più delicati nella gestione degli Enti del Terzo Settore. Non si tratta di una verifica formale, ma di un controllo sostanziale che incide direttamente sulla qualifica fiscale dell’ente e sull’accesso alle agevolazioni previste dalla legge. Molti ETS commettono l’errore di affrontare il test di commercialità solo a fine anno. In realtà, è una verifica che va monitorata durante l’esercizio, perché il superamento dei limiti anche in modo inconsapevole può produrre effetti rilevanti.
Attività di interesse generale: quando sono davvero non commerciali
Le attività di interesse generale, individuate dall’art. 5 CTS, non sono automaticamente escluse da imposizione. Ai fini IRES, esse sono considerate non commerciali solo se:
- svolte gratuitamente, oppure
- svolte con corrispettivi che non superano i costi effettivamente sostenuti dall’ente.
Esempio Costo reale di un laboratorio educativo: 100 euro a partecipante. Contributo richiesto: 100 euro → attività non commerciale. Contributo richiesto: 120 euro → attività commerciale. La normativa consente una tolleranza del 6% tra ricavi e costi, applicabile per un massimo di tre esercizi consecutivi. Superato questo limite, l’attività assume natura commerciale a tutti gli effetti.
Attività diverse: limiti quantitativi da rispettare
Gli ETS possono svolgere anche attività diverse rispetto a quelle di interesse generale, purché:
- siano previste dallo statuto;
- siano secondarie e strumentali.
La secondarietà è rispettata se, in alternativa:
- i ricavi delle attività diverse non superano il 30% delle entrate complessive, oppure
- non superano il 66% dei costi complessivi.
Nel calcolo dei costi rientrano anche i costi figurativi dei volontari, spesso trascurati ma rilevanti ai fini del test. Esempio Entrate complessive: 100.000 euro. Ricavi da attività diverse: 32.000 euro. → superamento del limite del 30%, con rischio di perdita delle agevolazioni.
Raccolta fondi: attenzione alla continuità
Anche la raccolta fondi incide sul test di commercialità:
- le raccolte occasionali sono considerate entrate istituzionali;
- le raccolte continuative assumono natura commerciale.
Esempio Evento solidale annuale → istituzionale. Vendita online permanente di prodotti solidali → attività commerciale.
Il passaggio a ETS commerciale
Il mancato superamento del test di commercialità comporta il passaggio a ETS commerciale, con conseguenze immediate:
- obbligo di inventario;
- contabilità ordinaria;
- aumento degli adempimenti e del carico fiscale.
Per il biennio 2026–2027 è prevista una disciplina transitoria, ma il problema viene solo rinviato, non eliminato.
Il test di commercialità non è un controllo teorico, ma un indicatore concreto della sostenibilità fiscale dell’ente. Ignorarlo o sottovalutarlo espone ETS e amministratori a rischi significativi. Una consulenza specialistica presso lo Studio Giangrande consente di impostare un monitoraggio continuo dei parametri di legge, evitando di scoprire a posteriori di aver superato limiti che potevano essere gestiti per tempo.





